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La religiosità oggi


Nei 25 anni che decorsi dal 1978 in cifre assolute i cattolici battezzati sono cresciuti del 43,5 per cento, passando da 757 milioni a 1 miliardo e 85 milioni.
Ma in proporzione alla popolazione mondiale sono diminuiti. Infatti, mentre nel 1978 i cattolici erano il 18 per cento, nel 2003 il 17 del totale. La variazione, naturalmente, è diversa da continente a continente. In Europa le cifre sono rimaste stazionarie. In Africa invece il numero dei battezzati ha avuto un aumento esplosivo: da 55 milioni nel 1978 a 144 milioni nel 2003, passando dal 12 per cento della popolazione africana al 17 per cento. L’Africa ha accresciuto, così, il suo peso anche all’interno del cattolicesimo mondiale. In venticinque anni i cattolici africani sono saliti dal 7 al 13 per cento dell’insieme. Al contrario, i cattolici europei sono scesi dal 35 al 26 per cento del tutto.

Facendo le proporzioni tra preti e fedeli, però, l’Europa continua ad essere un continente privilegiato: a ogni sacerdote diocesano o religioso corrispondono, in media, 1.386 fedeli, mentre in Africa 4.723, un carico ancor più pesante che nel 1978, quando i fedeli per sacerdote erano 3.200. Dell’evoluzione futura sono un indicatore importante le vocazioni al sacerdozio. In Europa, ogni 100 sacerdoti attivi, i candidati a rimpiazzarli sono solo 12, mentre in Africa sono 72 e in Asia 60. Analogamente, per ogni milione di fedeli, i candidati al sacerdozio sono 87 in Europa, 150 in Africa e 250 in Asia.

Da queste cifre nude si evince come la situazione del cattolicesimo in Europa viva una condizione di criticità seria.

Ma al di là delle cifre, un’analisi più fine, che, oltre i numeri, guarda alla qualità, conferma la crisi. Molti sociologi delle religioni concordano nel definire la religione degli europei un “credere senza appartenere” volendo intendere con ciò che molti europei continuano a credere in “un Dio” (nel senso più generico del termine) ma, in larga misura, non si identificano più con “il Dio” proposto da una particolare religione di cui non si sentono più membri. Il sincretismo religioso, la religione “fai da te” che oggi è divenuta tanto popolare è la manifestazione evidente di questo indebolimento non tanto della credenza quanto dell’appartenenza religiosa.

A questo processo di mutazione nei confronti delle credenze religiose si affianca la minore influenza dei precetti religiosi sulle scelte di vita privata e quotidiana, se d’altronde non si crede più nel Dio proposto da una religione ben definita, è difficile avvertire come vincolanti le norme di comportamento proposte da quella stessa religione. La conferma viene dai risultati delle indagini sociologiche, concordi nel segnalare il declino non soltanto della pratica religiosa (battesimi, matrimoni religiosi, frequenza ad atti di culto, ecc.), ma anche del rispetto delle indicazioni del magistero ecclesiastico in materia di vita sessuale, attività lavorativa, utilizzo del tempo libero e via dicendo. Il processo di secolarizzazione della vita privata degli europei procede senza soste o rallentamenti significativi. La formula “credere senza appartenere” può essere ribaltata nel suo opposto “appartenere senza credere” senza, con ciò, mutarne il valore.

L’influsso del cristianesimo, in Europa, sopravvive in qualche misura, e sia pure in forma sommersa, nel complesso di valori e principi che orientano in profondità “lo stile della vita politica, il contenuto del dibattito pubblico sui problemi sociali ed etici, la definizione delle responsabilità dello stato e dell’individuo, la nozione di cittadinanza, le concezioni della natura e dell’ambiente, il rapporto con il denaro o le forme del consumo”: tutto ciò “non perché le istituzioni religiose conservino una reale capacità di incidenza (è noto che esse l’hanno perduta ovunque), ma perché la struttura simbolica, da esse posta in essere, “impregna la cultura”.

Queste considerazioni danno ragione a chi sottolinea il “molto cattolicesimo implicito” che sopravvive nel mondo desacralizzato di oggi e la persistenza di “concetti teologici secolarizzati” nella dottrina della politica e dello stato.

La secolarizzazione della vita privata non incide ancora sul riconoscimento alla religione di un valore di civiltà. Anzi, queste analisi sociologiche dimostrano che questa valenza culturale ed identitaria della religione è in crescita: molti europei mostrano un significativo attaccamento ai simboli religiosi cristiani anche quando non osservano più i precetti di questa religione e non si annoverano tra i suoi fedeli. Si pensi come la battaglia per mantenere o reintrodurre il crocefisso nelle aule scolastiche è stata condotta sottolineandone il significato di simbolo della storia e della cultura occidentale, prima e più che quello di testimonianza di religiosità.


Posted by Mile on maggio 8th, 2009 :: Filed under Religione, Sociologia
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Premessa sulla Religione

Ormai la religione nella vita sociale è un optional e come tale ha i suoi fautori e i detrattori, entrambi con posizioni sfumate e diverse fra loro.

Fra i fautori qualcuno é credente vero, ma il nerbo è costituito da coloro che mescolano religione e stregoneria e vivono i riti per il valore scaramantico che vi annettono o intravedono, gli altri le riconoscono un valore sociale a cui si aggregano per vantarne l’appartenenza e avere il riconoscimento di perfetto perbenista.

I detrattori sono duri perché non credono veramente, di questi non si capisce l’accanimento stante la mancanza di interesse per il problema, chi camuffa con questo atteggiamento l’assoluta ignoranza dei temi da essa proposti a causa della sostanziale materialità e della scarsa sensibilità per i problemi esistenziali ed infine chi avendo recepito della religione quel senso di stregoneria scaramantica preferisce schierarsi contro, critico della sua stessa posizione.

Non è facile dire cose sensate sulla religione e la religiosità perché su questi argomenti nessuno ha mai conseguito una preparazione organica. Non gliela hanno trasmesso i genitori che già deboli nelle loro convinzioni non potevano essere buoni maestri, la stessa chiesa sempre meno può adempiere al suo ruolo affidando i bambini a catechisti raffarzonati non portatori di una fede matura.

Però per la religione la competenza la abbiamo di default, come per la politica e per il calcio e la convinzione di questa competenza è inversamente proporzionale alla cultura sulla materia.


Posted by Mile on aprile 25th, 2009 :: Filed under Religione