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Cucina e non solo…..

La laicità in politica


I valori assoluti, indubbiamente non sono negoziabili perché ci vengono dalla fede o dall’ideologia, di cui dobbiamo innanzitutto essere testimoni: devono essere professati con la vita, ma il bene comune per la società bisogna ricercarlo con gli uomini di buona volontà, e ciò deve avvenire necessariamente attraverso le regole democratiche del consenso e con la opportuna gradualità.

Perché la realtà sociale, ispirata a valori etico-religiosi o ideologici, sia condivisibile da tutti: credenti e non credenti, o appartenenti a ideologie diverse, deve essere rigorosamente laica. Poiché i valori assoluti delle fedi o delle ideologie non possono essere tradotti in legge per la società (sic et simpliciter), é necessario il passaggio attraverso la mediazione della politica. Qualsiasi uomo, quale che sia il suo credo o la sua ideologia, se impegnato in una società pluralistica, come quella di oggi, deve apportare il proprio contributo di valori e di idee prima con la testimonianza e la coerenza. Solo in un secondo momento,attraverso la mediazione politica, potrà introdurre nelle norme quanto può delle proprie idee nell’intento di conseguire il maggior bene possibile, nel rispetto della laicità della politica e delle regole del consenso.

Oggi più che mai è tempo di uomini maturi, che mandino avanti, in direzione dei loro ideali, la costruzione della società: è di tutta evidenza come la prospettiva di un mondo globalizzato si gioca nella capacità di costruire l’unione rispettando la pluralità, ripensando il personalismo in modo maturo, trascendente, interpretando la solidarietà in modo fraterno, superando il puro legalismo, e rivedendo la responsabilità di tutti con un’opera di formazione.
Questa meta n
on è raggiungibile che attraverso una forma di laicità matura nel rapporto tra ideologia (qualsiasi ideologia) e politica.

Bisogna che si tenda al superamento del confessionalismo sia esso religioso che ideologico. Per cui i laici cristiani che si impegnano in politica devono avere l’abilità di tradurre il magistero sociale, la fede, il Vangelo mirati all’antropologia, in termini socialmente, culturalmente e politicamente comprensibili e condivisibili, in altri termini, laici, ma questo non vale solo per i cristiani. Superando la tracotanza degli integralismi diversi che vorrebbero imporre il proprio punto di vista, mentre, invece, sul piano politico qualsiasi ispirazione va mediata nel confronto, nel dibattito, nella gradualità e nelle incertezze della vita democratica.
Q
uesto è difficile quando sono in gioco i valori morali della vita e della ideologia/religione, ma anche essi sono soggetti alla opportunità, alla relatività, alla prudenza che caratterizza il confronto politico e possono affermarsi nella misura in cui riescono a conquistare il maggior consenso.

Molti sono coloro che vivono questa situazione come una crisi grave e cercano rifugio sull’Aventino della vita privata: non voglio sporcarmi le mani, preferisco operare nel sociale, aiutare i disabili, dare aiuto al terzo mondo, fare del volontariato, ma non parliamo di politica. Le battaglie, però, non si vincono fuggendo, ritenendo così di scegliere il minore tra i mali, il problema vero é fare il maggior bene incidendo, fin dove è possibile, con le proprie idee.
Senza dimenticare che l
a ricerca del bene comune ha le sue regole, un passaggio inevitabile, quelle del consenso dei cittadini, stabilite dalle procedure democratiche, la costruzione del consenso, con il convincimento e la pazienza, mai principi assoluti per tutti.

Non si vuole, con questo, affidare alla maggioranza il riconoscimento della validità di un principio, bensì di riconoscere al singolo l’assunzione di responsabilità nella crescita del costume civile di tutti.

Se si vuole, quindi, dare un’anima alla democrazia di oggi c’é bisogno di cristiani, marxisti, liberali maturi, fedeli alla proprie “fedi”, che, responsabilmente, nel dialogo fra culture, costruiscono la società da veri laici. Per quanto é possibile, ciascuno in direzione dei propri ideali.

Quando parliamo di laicità in politica, quindi, dobbiamo intendere che tutti gli appartenenti alle diverse ideologie diventino laici, perché altrimente non si può realizzare una democrazia matura.

Questo, naturalmente, vale per coloro che veramente professano un credo o una ideologia con onestà intellettuale, gli altri, quelli per i quali la fede o l’idea è un maquillage opportunista, non soffrono di scrupolo alcuno nel cedere, parte o tutto di quanto professano, con l’intento di raggiungere un solo obbiettivo: mantenere il potere.

In questo spirito se il cristiano deve capire che in una società che va verso la “scristianizzazione” non si può più pensare ad un modello di famiglia completamente ispirato al cristianesimo, il marxista non può ignorare il residuo di cultura cattolica che permea la società (in questo deve consistere la sua laicità). Ciascuno deve capire che ci sono fasi della storia in cui é opportuno cedere sul proprio dogma, riservandosi di riproporlo, se opportuno, in tempi diversi e migliori.
Sessant’anni fa, i Costituenti furono capaci di superare divergenze ideologiche, che parevano invalicabili, in nome del bene comune del paese, integrando il personalismo della tradizione cattolico-democratica, la solidarietà della tradizione socialista e la laicità della tradizione liberal-democratica. Bisogna forse ripercorrere quella strada, ma oggi il problema non sono le vecchie divisioni ideologiche, ma l’imponente personalismo che caratterizza la classe politica dominante.

Di fronte al pensiero neo-liberista in auge, che riduce la persona a individuo, la solidarietà a puro legalismo formale e mortifica la partecipazione responsabile dei corpi intermedi, occorre una nuova cultura politica, fondata su una concezione integrale di persona, su una solidarietà vera e su una laicità positiva.

La nuova cultura politica, che possiamo definire neo-personalismo solidale-laico, in piena continuità con la Costituzione è necessaria per ridare un’etica alla politica e passare dalla crisi in cui oggi si dibatte la democrazia a una forma più matura.
I
n questa società globalizzata e pluriculturale e plurietnica, c’è bisogno di costruire l’unità nel rispetto delle diversità.

Ciò è possibile con il dialogo e la collaborazione: l’esperienza dimostra che l’incontro politico tra credenti e non credenti, tra appartenenti a ideologie diverse, è possibile, anche in mancanza di sintonia nell’interpretazione dei medesimi valori, ma solo una laicità positiva, consente l’incontro tra le diversità, nel rispetto delle identità.



Posted by Mile on maggio 8th, 2009 :: Filed under Politica, Sociologia

Riflessioni sull’Italia di P.P. Pasolini

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è.In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975


Posted by Mile on aprile 26th, 2009 :: Filed under Politica

La politica di oggi

I tempi (non belli) che viviamo lasciano solo la speranza che un giorno, non so fra quante repubbliche (siamo solo alla seconda), la nostra terra e Catania in particolare possa scrollarsi di dosso il torpore che precede e, certamente, seguirà la “repubblica” in corso.

Il dibattito potrebbe essere la fucina dove forgiare una nuova generazione di cittadini che in questi tempi non si “vedono”: uomini liberi che scelgono i partiti in ragione delle loro idee e degli uomini che propongono piuttosto che in funzione dei loro gretti interessi che vanno dal misero pacco di pasta alla lauta commessa pubblica.

Intanto, per avviare la disputa, voglio dare un mio piccolo contributo di riflessione sullo stato della politica e dei politici di oggi.

Non si può tacere oltre, anche se, temo, parlare della realtà politica che è venuta determinandosi è un discorso fra sordi che non porta da nessuna parte.

Una volta c’erano i partiti: quelle realtà il cui “scopo” era quello di mettere insieme le persone che in relazione alla conduzione della “cosa pubblica” avevano lo stesso sentire, erano organizzati per coltivare questi valori e divulgarli nella società civile al fine di raccogliere consensi fra quanti in questi valori si ritrovavano. Oggi non è più così. Non è più così, purtroppo, sia a destra come a sinistra.

Ma c’è ancora una destra e una sinistra? Che cosa fa la differenza?

Una volta ti schieravi a destra o a sinistra sapendo che i partiti di sinistra erano quelli le cui posizioni politiche generalmente sono qualificate come progressiste e, nelle assemblee elettive, si collocavano alla sinistra del Presidente dell’assemblea, mentre i partiti di destra rappresentavano posizioni di tendenza più conservatrice e sedevano a destra. Di questa distinzione è rimasto solamente la collocazione (a destra o a sinistra) negli scranni delle assemblee. Ma quanto al resto c’è ben poco di differente: una volta guardando in ciascuno dei lati trovavi sempre, per decenni, le stesse facce che erano punti “fermi” (non solo perché sempre gli stessi) di riferimento, mentre la mancanza di fermezza è la caratteristica delle figure politiche di oggi. Il turnover frenetico che le caratterizza se disorienta chi a queste cose è attento, figuriamoci gli effetti che produce su chi di queste cose non si intende né segue. Una volta ogni partito nella realtà nazionale aveva un suo elettorato e quindi uno zoccolo duro su cui contare e “i non schierati” determinavano le oscillazioni. Di questi tempi cosa dovrebbe indurre i non schierati (dubbiosi) a fare una scelta se non si intravede qualcuno che li rappresenti?

Quando hanno “inventato” la politica l’opportunismo c’era già e, mossi da questo, tanti si sono sempre “mossi” per trovare un posto sul carro del vincitore del momento con l’intento di partecipare dei vantaggi che questa posizione riserva. Il fenomeno si accentua sempre più e l’elasticità di coscienza in questo campo ha assunto valori mai toccati prima: un tempo il pudore inibiva i salti spudorati da una posizione ad un’altra e l’immagine dello “scaltro saltatore” ne restava segnata. Oggi i consensi “non sono dei partiti” né dell’idea che questi vogliono trasmettere, ma pacchetti di voti personali che trasmigrano con “l’uomo politico” che li detiene per la “devozione” dell’elettore, determinata da un motivo o da un altro, certo non più per l’idea di cui è portatore.

Ormai esiste un unico partito politico, con “correnti” diverse, il cui “idem sentire” non ha niente a che vedere con “il bene comune”, ma è determinato dall’interesse personale proprio, dei propri rappresentati, portatori di micro-interessi, non certamente e semplicemente perché cives.

Si corre, così, dietro al personaggio che sventola un vessillo, mentre una volta era il simbolo dell’idea che si seguiva ed era chiaro ed inequivocabile: repubblicana, liberale, monarchica, socialista, della destra sociale, comunista o democristiana. Oggi niente di tutto questo, i contrassegni dei partiti si fregiano non più di sigle bensì di nomi propri di persona Di Pietro, Bertinotti, Casini…… e la lotta politica non è più un confronto fra idee, ma uno scontro fra persone che cercano di imporre la loro leadership, non altro.

In questo quadro si vuole costruire il bipartitismo, ma questo ancora deve essere metabolizzato, per cui il semplice cittadino, in questo clima, è solo confuso e non sa a quale “santo” (?) votarsi, ma “i santi” di oggi non promettono il Bene della società, ma vantaggi diversi (generali o di settore), anzi fanno a gara a chi li promette più grossi e quando cerca di mantenerli non si cura di ingenerare mali peggiori, ma la gente, purtroppo, è già avvezza a giudicare non da quanto il politico o l’amministratore fa per la collettività ma di quanto fa a tutela di interessi particolari.

Sento già che qualcuno (leggendomi) mi taccia di qualunquismo o di esasperato idealismo e concluderà pensando che sia un nostalgico, ma se invece di inseguire voti e votanti lo stesso si intrattenesse un poco a pensare con onestà intellettuale si accorgerebbe che queste non sono considerazioni tanto peregrine, ma, se questo facesse, però, non sarebbe più un “politico”, ma un cittadino del tutto “normale”.

Si viene accusati di qualunquismo quando si “criticano” i partiti senza escluderne alcuno mettendoli nello stesso calderone, ma il qualunquismo vero è proprio di una parte grandissima di questa classe che, per mera convenzione, definiamo politica, ma, nella sua gran parte, è incapace di produrre idee e programmi volti a migliorare la vita della società, abilissimi, solo, ad inseguire il voto con qualsiasi mezzo meno che con risposte valide alle attese dei cittadini.

Quanto agli ideali sarebbe auspicabile che almeno una parvenza di essi si potesse ravvisare nelle persone e nelle iniziative poste in essere dai “comitati di affari elettorali” che si ostinano a chiamare partiti, ammanterebbe di qualche dignità persone e strutture.

La nostalgia ha una sua ragione se ci soffermiamo a comparare le figure politiche del quarantennio post bellico con quelle che oggi hanno “corso legale”. Senza fare scelte di campo (da qualunquisti appunto), dove sono oggi i politici che possono essere comparati ad Almirante, Moro, Paietta, La Malfa, Fanfani, Nenni, Berlinguer, Saragat fra i più noti, non i soli. Mai, in altri tempi, qualcuno divenne parlamentare o ministro senza merito, oggi succede che si può essere “esibiti” per la propria fatuità o peggio per essersi “esposta” in un calendario.

Quella era una classe politica che, noi giovani del ’68, guardavamo criticamente fino a tirare un sospiro di sollievo quando sopraggiunse la crisi della prima repubblica, ma non sapevamo quello che ci attendeva… Si è solo distrutto, ma quanto a costruire…speriamo in un futuro che non ci pare prossimo.

Nunzio


Posted by Mile on aprile 23rd, 2009 :: Filed under Politica

Premessa sulla Politica

Non avrò mai una platea, né la cerco, per proporre qualche mia considerazione sul periodo politico che stiamo attraversando, per questo ho pensato di scegliere questo mezzo per fare pervenire a Te e a qualche altro amico qualche mia riflessione che non posso tenermi dentro anche se so che non produrrà effetto perché la situazione è tale che riprenderne le fila, se non è impossibile, è di difficoltà tanto grande che l’impossibilità rasenta.

Approfitto della Tua disponibilità per “scaricarTi” un peso e sfogare la mia insoddisfazione per come vanno le cose in generale e nella nostra città in particolare.

Non mi soffermo oltre anche perché, se ne hai voglia, puoi leggere il mio bla-bla-bla che, man mano, Ti propongo.

Ti ringrazio per l’eventuale attenzione.

Nunzio


Posted by Mile on aprile 23rd, 2009 :: Filed under Politica